Rimini

Da Roma, spunta un Fellini inedito

Al ristorante Le Tavernelle una collezione di cimeli felliniani. Da cui salta fuori un disegno per ‘Amarcord’

Da Roma, spunta un Fellini inedito
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18/dicembre/2016 - h. 00.42

Pubblicità progresso. Che l’Assessore ‘alle arti’ Massimo Pulini sia uno
straordinario storico dell’arte, un genio delle attribuzioni, lo sappiamo da mo. Noi poveri cretini lo ascolteremmo per ore declinarci il destino di artisti pittoreschi. Il punto è un altro. Questo: l’Assessore scopre che un dipinto nella chiesa di San Francesco ad Aversa è del Guercino. E allora? Quel Guercino
sarà presentato a Piacenza, mica nel Comune di cui è Assessore l’Assessore. Stesso dicasi del presunto Caravaggio di Montepulciano. Ai riminesi, sotto Natale, tocca la mostra, efficace quanto superficiale, dei manifesti di Milton Glaser, tratti dall’Accademia bolognese dove Pulini insegna. 
Il Guercino o il Caravaggio o anche soltanto una mostra un po’ più decente sotto le festività se la sognano. Ragion per cui: che frega ai riminesi che il proprio Assessore abbia scoperto un Guercino ad Aversa che sarà discusso
a Piacenza? Come a dire che il Sindaco balla il valzer da dio a Stoccolma e per questo è stato invitato a Mosca. Ben più interessante, invece, per il tasso
‘alcolico’ di riminesità insita nella scoperta, quanto ci giunge da Roma. Un disegno di Federico Fellini. Inedito. Che ritrae la fatidica “tabaccaia” di Amarcord, che poi era Maria Antonietta Beluzzi, bolognese, che se ne è andata nel 1997, pace a lei. Il disegno proviene dalla piccola collezione di
feticci felliniani di Nicola Ambrosini, il quale, nel suo ristorante, Le Tavernelle, in via Panisperna, amava farsi fotografare sulla seggiola da regista di Fellini.
«Uno dei tanti cimeli che Ambrosini ha conservato, segno della sua amicizia con Fellini», ci racconta l’attuale proprietario del locale, Domenico Galati, prima socio di Ambrosini, da dieci anni unico eroe della ristorazione romana. Le Tavernelle, in effetti, lì dal 1870, si fa vanto di essere «il più antico ristorante di Roma», dove sono passati, tra i tantissimi, i “Ragazzi di via Panisperna”, i colleghi e gli amici di Enrico Fermi: Ettore Maiorana, Emilio Segrè, Bruno Pontecorvo, Edoardo Amaldi. Ma su quei tavoli hanno mangiato anche Monicelli e Mastroianni e la Loren... «ma il legame tra Fellini e Ambrosini era unico. Si sono conosciuti da ragazzi, andavano Dal Bolognese, in Piazza del Popolo. Poi quando Ambrosini è venuto qui, si è portato dietro Fellini».
Ma, il disegno... «ne abbiamo una piccola collezione, sono cinque. Chi viene da noi, può vederli». Pare un disegno di scena da Amarcord. “La Tabaccaia” ha il consueto petto giunonico, stretto in «pullover d’angora celeste», come annota Fellini sul disegno. Al suo cospetto, come di fronte a una Venere mediterranea, arcaica e arcana, tre ragazzini; commento: «sempre immobile,
troneggiante, un nuvolone di ciccia bianca e rosa che muove solo (e lentamente) gli occhi». Bellissimo. Il locale è tanto legato a Fellini che gli ha dedicato un dolce, “La dolce vita”. «Una panna cotta fatta senza uovo, solo con crema di latte fresco. Forse in pochi sanno che Fellini, il Maestro, era intollerante all’uovo».
Ma pensa. Peccato che di un disegno felliniano, dal valore economico relativo (ma non da poco: stando alla Determina comunale n. 2403 scopriamo che due disegni felliniani della fu “Fondazione Fellini” e ora del Comune, prestati per una mostra di Imola, assai meno belli di questo, sono custoditi ciascuno per un «valore assicurativo» di 5mila euro) ma affettivamente assoluto, a Rimini, non sappiano che farne. Meglio il Guercino. 
(d.b.)
Pubblicità progresso. Che l’Assessore ‘alle arti’ Massimo Pulini sia uno straordinario storico dell’arte, un genio delle attribuzioni, lo sappiamo da mo. Noi poveri cretini lo ascolteremmo per ore declinarci il destino di artisti pittoreschi. Il punto è un altro. Questo: l’Assessore scopre che un dipinto nella chiesa di San Francesco ad Aversa è del Guercino. E allora? Quel Guercino sarà presentato a Piacenza, mica nel Comune di cui è Assessore l’Assessore. Stesso dicasi del presunto Caravaggio di Montepulciano. Ai riminesi, sotto Natale, tocca la mostra, efficace quanto superficiale, dei manifesti di Milton Glaser, tratti dall’Accademia bolognese dove Pulini insegna. 

Il Guercino o il Caravaggio o anche soltanto una mostra un po’ più decente sotto le festività se la sognano. Ragion per cui: che frega ai riminesi che il proprio Assessore abbia scoperto un Guercino ad Aversa che sarà discussoa Piacenza? Come a dire che il Sindaco balla il valzer da dio a Stoccolma e per questo è stato invitato a Mosca. Ben più interessante, invece, per il tasso‘alcolico’ di riminesità insita nella scoperta, quanto ci giunge da Roma. Un disegno di Federico Fellini. Inedito. Che ritrae la fatidica “tabaccaia” di Amarcord, che poi era Maria Antonietta Beluzzi, bolognese, che se ne è andata nel 1997, pace a lei. Il disegno proviene dalla piccola collezione difeticci felliniani di Nicola Ambrosini, il quale, nel suo ristorante, Le Tavernelle, in via Panisperna, amava farsi fotografare sulla seggiola da regista di Fellini.

«Uno dei tanti cimeli che Ambrosini ha conservato, segno della sua amicizia con Fellini», ci racconta l’attuale proprietario del locale, Domenico Galati, prima socio di Ambrosini, da dieci anni unico eroe della ristorazione romana. Le Tavernelle, in effetti, lì dal 1870, si fa vanto di essere «il più antico ristorante di Roma», dove sono passati, tra i tantissimi, i “Ragazzi di via Panisperna”, i colleghi e gli amici di Enrico Fermi: Ettore Maiorana, Emilio Segrè, Bruno Pontecorvo, Edoardo Amaldi. Ma su quei tavoli hanno mangiato anche Monicelli e Mastroianni e la Loren... «ma il legame tra Fellini e Ambrosini era unico. Si sono conosciuti da ragazzi, andavano Dal Bolognese, in Piazza del Popolo. Poi quando Ambrosini è venuto qui, si è portato dietro Fellini».

Ma, il disegno... «ne abbiamo una piccola collezione, sono cinque. Chi viene da noi, può vederli». Pare un disegno di scena da Amarcord. “La Tabaccaia” ha il consueto petto giunonico, stretto in «pullover d’angora celeste», come annota Fellini sul disegno. Al suo cospetto, come di fronte a una Venere mediterranea, arcaica e arcana, tre ragazzini; commento: «sempre immobile,troneggiante, un nuvolone di ciccia bianca e rosa che muove solo (e lentamente) gli occhi». Bellissimo. Il locale è tanto legato a Fellini che gli ha dedicato un dolce, “La dolce vita”. «Una panna cotta fatta senza uovo, solo con crema di latte fresco. Forse in pochi sanno che Fellini, il Maestro, era intollerante all’uovo».

Ma pensa. Peccato che di un disegno felliniano, dal valore economico relativo (ma non da poco: stando alla Determina comunale n. 2403 scopriamo che due disegni felliniani della fu “Fondazione Fellini” e ora del Comune, prestati per una mostra di Imola, assai meno belli di questo, sono custoditi ciascuno per un «valore assicurativo» di 5mila euro) ma affettivamente assoluto, a Rimini, non sappiano che farne. Meglio il Guercino. 

(d.b.)