Rimini

Muore dopo 7 mesi di visite e ricoveri

Una 69enne inizia ad accusare i primi malesseri a inizio giugno e spira il 29 dicembre. Aperta un’inchiesta

Muore dopo 7 mesi di visite e ricoveri
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06/gennaio/2017 - h. 12.33

Una 69enne riccionese è morta all’ospedale Infermi di Rimini il 29 dicembre,
dopo un calvario durato sette mesi, tre ricoveri e decine di visite specialistiche. In questo lasso di tempo nessun dottore è mai riuscito ad accertare la causa dei suoi dolori articolari, della continua spossatezza e dell’insistente febbre. I familiari della donna, però, pretendono delle risposte precise, vogliono capire se i medici abbiano fatto tutto il possibile per salvarla o se, al contrario, hanno sottovalutato il caso. Così, si sono rivolti all’autorità giudiziaria, che ha aperto un fascicolo, per il momento a carico di ignoti, per omicidio colposo.
E’ l’inizio di giugno quando la 69enne inizia ad accusare i primi disturbi:
febbre (mai sopra i 38°C) che va e che viene, stanchezza cronica, dolori articolari. Sembra una banale influenza, ma lo stato di malessere non l’abbandona per settimane. Il suo medico di base allora le prescrive una serie
di esami e di visite specialistiche (ortopediche e reumatologiche) dalle quali però non emergono evidenti problematiche. Da qui la decisione del reumatologo che aveva in cura la signora di procedere al suo ricovero in ospedale per esami più approfonditi.
E’ il 10 settembre. Dopo 10 giorni, la paziente viene dimessa con annessa
terapia farmacologica: il referto medico parla genericamente di “verosimile
connettivite indifferenziata”, ovvero un insieme di patologie autoimmuni che colpiscono i tessuti connettivi. Un mese dopo, è il 28 ottobre, la 69enne viene ricoverata all’Infermi una seconda volta. Nonostante la cura intrapresa, infatti, le sue condizioni di salute non sono affatto migliorate: la febbre persiste, così come i dolori agli arti superiori e inferiori. E via con un’altra serie di accertamenti ancora una volta inutili a stilare una diagnosi precisa. 
Dopo circa tre settimane di ospedale, la ricccionese fa nuovamente ritorno a
casa. E’ il 17 novembre. Su suggerimento dei medici alla paziente viene consigliato di aumentare le dosi dei medicinali che già assumeva. Tutto uguale a prima. Il terzo e ultimo ricovero risale al 2 dicembre in seguito alle sopraggiunte difficoltà respiratorie. I sanitari decidono di sottoporre la paziente a una somministrazione di cinque dosi di immunoglobuline, dopodiché l’accompagnano in ortopedia per ingessarle un dito della mano
destra che si era fratturato a casa qualche giorno prima. 
Nelle settimane successive le sue condizioni precipitano improvvisamente, a tal punto da rendere necessario il ricovero in Rianimazione, reparto dal quale la donna uscirà cadavere. Infatti, il 29 dicembre, i familiari della 69enne vengono sollecitati a raggiungere l’ospedale: la pressione della paziente è
crollata e il cuore in grave sofferenza. La donna non è più cosciente ed esala
l’ultimo respiro alle 14.45 circa. I figli sono sconvolti, pretendono delle risposte che i medici non sanno fornire.
Così, l’indomani, rappresentati dall’avvocato Stefano Caroli, vanno dai carabinieri e sporgono denuncia contro ignoti. Non sono convinti che sia stato fatto tutto il possibile per salvare la madre. Qualche dubbio, evidentemente, lo nutre anche il magistrato di turno che il 2 gennaio incarica l’anatomopatologa Donatella Fedeli di eseguire l’autopsia sul cadavere della 69enne. L’esame autoptico fornirà le prime, importanti risposte.
Lamberto Abbati
Una 69enne riccionese è morta all’ospedale Infermi di Rimini il 29 dicembre, dopo un calvario durato sette mesi, tre ricoveri e decine di visite specialistiche. In questo lasso di tempo nessun dottore è mai riuscito ad accertare la causa dei suoi dolori articolari, della continua spossatezza e dell’insistente febbre. I familiari della donna, però, pretendono delle risposte precise, vogliono capire se i medici abbiano fatto tutto il possibile per salvarla o se, al contrario, hanno sottovalutato il caso. Così, si sono rivolti all’autorità giudiziaria, che ha aperto un fascicolo, per il momento a carico di ignoti, per omicidio colposo.

E’ l’inizio di giugno quando la 69enne inizia ad accusare i primi disturbi:f ebbre (mai sopra i 38°C) che va e che viene, stanchezza cronica, dolori articolari. Sembra una banale influenza, ma lo stato di malessere non l’abbandona per settimane. Il suo medico di base allora le prescrive una seriedi esami e di visite specialistiche (ortopediche e reumatologiche) dalle quali però non emergono evidenti problematiche. Da qui la decisione del reumatologo che aveva in cura la signora di procedere al suo ricovero in ospedale per esami più approfonditi.

E’ il 10 settembre. Dopo 10 giorni, la paziente viene dimessa con annessaterapia farmacologica: il referto medico parla genericamente di “verosimile connettivite indifferenziata”, ovvero un insieme di patologie autoimmuni che colpiscono i tessuti connettivi. Un mese dopo, è il 28 ottobre, la 69enne viene ricoverata all’Infermi una seconda volta. Nonostante la cura intrapresa, infatti, le sue condizioni di salute non sono affatto migliorate: la febbre persiste, così come i dolori agli arti superiori e inferiori. E via con un’altra serie di accertamenti ancora una volta inutili a stilare una diagnosi precisa. 

Dopo circa tre settimane di ospedale, la ricccionese fa nuovamente ritorno acasa. E’ il 17 novembre. Su suggerimento dei medici alla paziente viene consigliato di aumentare le dosi dei medicinali che già assumeva. Tutto uguale a prima. Il terzo e ultimo ricovero risale al 2 dicembre in seguito alle sopraggiunte difficoltà respiratorie. I sanitari decidono di sottoporre la paziente a una somministrazione di cinque dosi di immuno globuline, dopodiché l’accompagnano in ortopedia per ingessarle un dito della manodestra che si era fratturato a casa qualche giorno prima. 

Nelle settimane successive le sue condizioni precipitano improvvisamente, a tal punto da rendere necessario il ricovero in Rianimazione, reparto dal quale la donna uscirà cadavere. Infatti, il 29 dicembre, i familiari della 69enne vengono sollecitati a raggiungere l’ospedale: la pressione della paziente è crollata e il cuore in grave sofferenza. La donna non è più cosciente ed esalal’ultimo respiro alle 14.45 circa. I figli sono sconvolti, pretendono delle risposte che i medici non sanno fornire.

Così, l’indomani, rappresentati dall’avvocato Stefano Caroli, vanno dai carabinieri e sporgono denuncia contro ignoti. Non sono convinti che sia stato fatto tutto il possibile per salvare la madre. Qualche dubbio, evidentemente, lo nutre anche il magistrato di turno che il 2 gennaio incarica l’anatomopatologa Donatella Fedeli di eseguire l’autopsia sul cadavere della 69enne. L’esame autoptico fornirà le prime, importanti risposte.

Lamberto Abbati