Rimini

Inneggia all’Isis, detenuto viene espulso

Il 40enne marocchino nel gennaio scorso si era cucito le labbra con ago e filo in segno di protesta

Inneggia all’Isis, detenuto viene espulso
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10/febbraio/2017 - h. 13.33

Quattordici condanne penali, 11 ‘alias’ e una dichiarata vicinanza all’Isis. Un 40enne marocchino, detenuto nel carcere dei Casetti, è stato espulso dall’Italia mercoledì, non prima di aver minacciato gli agenti della polizia penitenziaria di fargliela pagare: “Tornerò e vi farò saltare tutti per aria”. M.A., queste le iniziali del musulmano rimpatriato nel suo Paese, è lo stesso che a inizio gennaio si era cucito la bocca con ago filo perché ormai prossimo
all’allontanamento. Il 40enne nordafricano, infatti, temendo di veder commutato il suo residuo pena (meno di due anni da scontare per una condanna a 3 anni e 4 mesi per estorsione aggravata e continuata) in espulsione, aveva inscenato l’eclatante protesta. 
“I miei parenti vivono qui (nel Cesenate, ndr) e dall’Italia non me ne vado”, aveva riferito agli agenti. Una decina di giorni prima, invece, esattamente il 24 dicembre, era stato allontanato dalla messa natalizia tenutasi nella cappella del carcere da Monsignor Francesco Lambiasi. Per la penitenziaria, la presenza del detenuto musulmano - già tenuto sotto osservazione per alcuni comportamenti fuori dalle righe - era ritenuta non idonea al contesto e quindi potenzialmente pericolosa. Da qui, l’allontanamento e il successivo ritorno in cella, accompagnato da una serie di insulti rivolti alle guardie. Poi il 25 gennaio scorso, dopo aver appreso la decisione del tribunale che ne ordinava la definitiva espulsione, il nordafricano aveva protestato pronunciando la seguente frase: “Dichiaro guerra allo Stato italiano  Allah akbar, Allah akbar”. 
Immediata la segnalazione della penitenziaria alla Questura che, in seguito ad approfondite verifiche da parte della Digos, era risalita alla vera identità del detenuto: non di origine tunisina, come da lui dichiarato, bensì marocchina. Il
40enne, infatti, in passato era stato arrestato più e più volte (ha numerosi
precedenti per rapina, lesioni aggravate, spaccio e resistenza a pubblico ufficiale), fornendo sempre ‘alias’ differenti. Inoltre, all’interno del carcere avrebbe tentato di fare proselitismo tra gli atri carcerati musulmani, provando a conquistare la loro stima offrendo sigarette e caffè. Quel che è certo è che il suo rimpatrio, indipendentemente dall’aver dichiarato guerra in nome di Allah allo Stato italiano, era già stato deciso. Probabilmente, però, quella frase intimidatoria potrebbe aver accelerato il processo di espulsione. 
Mercoledì pomeriggio, dopo aver adottato gli appositi protocolli di sicurezza, il detenuto è stato imbarcato, insieme alla scorta, a bordo di un aereo con destinazione Marocco. “Io sono dell’Isis, tornerò e vi farò saltare tutti per aria”, è stata la sua ultima minaccia. Nel dicembre del 2015, invece, fu un egiziano
detenuto sempre ai Casetti a essere espulso, dopo che in cella aveva esultato alla notizia delle stragi di Parigi.
Lamberto Abbati
Quattordici condanne penali, 11 ‘alias’ e una dichiarata vicinanza all’Isis. Un 40enne marocchino, detenuto nel carcere dei Casetti, è stato espulso dall’Italia mercoledì, non prima di aver minacciato gli agenti della polizia penitenziaria di fargliela pagare: “Tornerò e vi farò saltare tutti per aria”. M.A., queste le iniziali del musulmano rimpatriato nel suo Paese, è lo stesso che a inizio gennaio si era cucito la bocca con ago filo perché ormai prossimo all’allontanamento. Il 40enne nordafricano, infatti, temendo di veder commutato il suo residuo pena (meno di due anni da scontare per una condanna a 3 anni e 4 mesi per estorsione aggravata e continuata) in espulsione, aveva inscenato l’eclatante protesta. 

“I miei parenti vivono qui (nel Cesenate, ndr) e dall’Italia non me ne vado”, aveva riferito agli agenti. Una decina di giorni prima, invece, esattamente il 24 dicembre, era stato allontanato dalla messa natalizia tenutasi nella cappella del carcere da Monsignor Francesco Lambiasi. Per la penitenziaria, la presenza del detenuto musulmano - già tenuto sotto osservazione per alcuni comportamenti fuori dalle righe - era ritenuta non idonea al contesto e quindi potenzialmente pericolosa. Da qui, l’allontanamento e il successivo ritorno in cella, accompagnato da una serie di insulti rivolti alle guardie. Poi il 25 gennaio scorso, dopo aver appreso la decisione del tribunale che ne ordinava la definitiva espulsione, il nordafricano aveva protestato pronunciando la seguente frase: “Dichiaro guerra allo Stato italiano  Allah akbar, Allah akbar”. 

Immediata la segnalazione della penitenziaria alla Questura che, in seguito ad approfondite verifiche da parte della Digos, era risalita alla vera identità del detenuto: non di origine tunisina, come da lui dichiarato, bensì marocchina. Il 40enne, infatti, in passato era stato arrestato più e più volte (ha numerosi precedenti per rapina, lesioni aggravate, spaccio e resistenza a pubblico ufficiale), fornendo sempre ‘alias’ differenti. Inoltre, all’interno del carcere avrebbe tentato di fare proselitismo tra gli atri carcerati musulmani, provando a conquistare la loro stima offrendo sigarette e caffè. Quel che è certo è che il suo rimpatrio, indipendentemente dall’aver dichiarato guerra in nome di Allah allo Stato italiano, era già stato deciso. Probabilmente, però, quella frase intimidatoria potrebbe aver accelerato il processo di espulsione. 

Mercoledì pomeriggio, dopo aver adottato gli appositi protocolli di sicurezza, il detenuto è stato imbarcato, insieme alla scorta, a bordo di un aereo con destinazione Marocco. “Io sono dell’Isis, tornerò e vi farò saltare tutti per aria”, è stata la sua ultima minaccia. Nel dicembre del 2015, invece, fu un egiziano detenuto sempre ai Casetti a essere espulso, dopo che in cella aveva esultato alla notizia delle stragi di Parigi.

Lamberto Abbati