Rimini

Per 13 anni in ostaggio del figlio violento

Serie infinita di minacce di morte (anche con la pistola) e percosse ai danni della madre e della sorella

Per 13 anni in ostaggio del figlio violento
| Altro
N. Commenti 0

17/febbraio/2017 - h. 11.28

Non si sa come abbiano fatto a tacere per 13 interminabili anni quel clima di terrore che spesso, di sera, le costringeva a rinchiudersi all’interno della loro camera da letto fino al mattino seguente, quando puntualmente ricominciavano gli insulti, le minacce di morte e persino le percosse da parte di quel figlio violento che fa uso di droga. Dieci giorni fa, però, la madre ha detto basta e si è recata in caserma insieme alla figlia minorenne per denunciare l’inferno nel quale sono state costrette a vivere. Il timore, infatti, era che da un momento all’altro il figlio - un 28enne del Riminese - potesse arrivare addirittura a compiere quanto minacciato: “Ti sgozzo come una gallina, tanto non ho niente da perdere”, disse una volta alla madre. Che oltre a temere per la propria vita, temeva soprattutto per quella della figlia, sorellastra del 28enne: “Lo scorso Natale - ricorda la donna -, in preda a uno dei suoi deliri, tirò fuori una pistola e ce la puntò contro, dicendoci: «Fate le brave, altrimenti...»”. 
Il fatto che facesse uso di sostanze stupefacenti lo portava a perdere il controllo per ogni minima cosa: “Poco tempo fa io e mia figlia siamo state costrette a scappare di casa per il semplice fatto di aver ordinato la cena. Quando rientrò, prese il cibo e lo lanciò per aria, era una furia. Continuava a urlare che ci avrebbe ammazzate, che non ci dovevamo azzardare mai più a ordinare la cena. Siamo rimaste lontano da casa per oltre 4 ore nella speranza che si calmasse”. Sempre a causa della droga, che spesso il 28enne consumava in mansarda insieme ad amici, madre e figlia erano obbligate a barricarsi all’interno della loro stanza: “Ogni sera in casa c’era un
continuo via vai di gente e lui non sopportava che noi potessimo vedere chi
entrava e chi usciva. Così, per paura di essere picchiate, ci chiudevamo a chiave, mettendo anche un comodino davanti alla porta. In più di un’occasione mi ha detto: “Se chiami i carabinieri, sei morta”.
La droga, per la quale spesso il 28enne era arrivato a rubare soldi e persino a
vendere l’oro della donna, compresa la fede nuziale del defunto marito, non
erano certo l’unica spiegazione per quei comportamenti aggressivi e violenti. “Fin da quando era adolescente mi ha creato tantissimi problemi per via di qual carattere prepotente che è peggiorato con la morte del padre - ha raccontato la madre in sede di denuncia -. Ora che fa uso di droga è del tutto
fuori controllo. Abbiamo paura”. Paura che per 7 anni ha vissuto anche l’ex compagna, spesso picchiata e umiliata senza motivo. Anche in questo caso la madre ha cercato di fare da parafulmine: “Mio figlio la picchiava senza motivo, io provavo a difenderla e lui colpiva anche me. Più volte ho detto a
quella ragazza che doveva lasciarlo, ma lei era innamorata... Ora per fortuna ha capito, e un paio di anni fa ha trovato la forza di lasciarlo”. Lei e la figlia,
invece, hanno trovato il coraggio di denunciarlo una decina di giorni fa e ieri
mattina i carabinieri di Rimini, su richiesta del sostituto procuratore Davide
Ercolani, l’hanno arrestato con le accuse di maltrattamenti in famiglia. Per il gip Fiorela Casadei “l’unica misura adeguata al contenimento dell’indagato appare quella della custodia cautelare in carcere, in regime di isolamento fino all’interrogatorio”.
Lamberto Abbati
Non si sa come abbiano fatto a tacere per 13 interminabili anni quel clima di terrore che spesso, di sera, le costringeva a rinchiudersi all’interno della loro camera da letto fino al mattino seguente, quando puntualmente ricominciavano gli insulti, le minacce di morte e persino le percosse da parte di quel figlio violento che fa uso di droga. Dieci giorni fa, però, la madre ha detto basta e si è recata in caserma insieme alla figlia minorenne per denunciare l’inferno nel quale sono state costrette a vivere. Il timore, infatti, era che da un momento all’altro il figlio - un 28enne del Riminese - potesse arrivare addirittura a compiere quanto minacciato: “Ti sgozzo come una gallina, tanto non ho niente da perdere”, disse una volta alla madre. Che oltre a temere per la propria vita, temeva soprattutto per quella della figlia, sorellastra del 28enne: “Lo scorso Natale - ricorda la donna -, in preda a uno dei suoi deliri, tirò fuori una pistola e ce la puntò contro, dicendoci: «Fate le brave, altrimenti...»”. 

Il fatto che facesse uso di sostanze stupefacenti lo portava a perdere il controllo per ogni minima cosa: “Poco tempo fa io e mia figlia siamo state costrette a scappare di casa per il semplice fatto di aver ordinato la cena. Quando rientrò, prese il cibo e lo lanciò per aria, era una furia. Continuava a urlare che ci avrebbe ammazzate, che non ci dovevamo azzardare mai più a ordinare la cena. Siamo rimaste lontano da casa per oltre 4 ore nella speranza che si calmasse”. Sempre a causa della droga, che spesso il 28enne consumava in mansarda insieme ad amici, madre e figlia erano obbligate a barricarsi all’interno della loro stanza: “Ogni sera in casa c’era un continuo via vai di gente e lui non sopportava che noi potessimo vedere chi entrava e chi usciva. Così, per paura di essere picchiate, ci chiudevamo a chiave, mettendo anche un comodino davanti alla porta. In più di un’occasione mi ha detto: “Se chiami i carabinieri, sei morta”.

La droga, per la quale spesso il 28enne era arrivato a rubare soldi e persino a vendere l’oro della donna, compresa la fede nuziale del defunto marito, non erano certo l’unica spiegazione per quei comportamenti aggressivi e violenti. “Fin da quando era adolescente mi ha creato tantissimi problemi per via di qual carattere prepotente che è peggiorato con la morte del padre - ha raccontato la madre in sede di denuncia -. Ora che fa uso di droga è del tutto fuori controllo. Abbiamo paura”. Paura che per 7 anni ha vissuto anche l’ex compagna, spesso picchiata e umiliata senza motivo. Anche in questo caso la madre ha cercato di fare da parafulmine: “Mio figlio la picchiava senza motivo, io provavo a difenderla e lui colpiva anche me. Più volte ho detto a quella ragazza che doveva lasciarlo, ma lei era innamorata... Ora per fortuna ha capito, e un paio di anni fa ha trovato la forza di lasciarlo”. Lei e la figlia,invece, hanno trovato il coraggio di denunciarlo una decina di giorni fa e ieri mattina i carabinieri di Rimini, su richiesta del sostituto procuratore Davide Ercolani, l’hanno arrestato con le accuse di maltrattamenti in famiglia. Per il gip Fiorella Casadei “l’unica misura adeguata al contenimento dell’indagato appare quella della custodia cautelare in carcere, in regime di isolamento fino all’interrogatorio”.

Lamberto Abbati