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La città non si rassegna: vuole sentire la sirena

In Facebook è nato un gruppo a favore del nautofono. E ora si cerca un finanziatore

La città non si rassegna: vuole sentire la sirena
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30/dicembre/2012 - h. 21.09

RIMINI - La città non ci si rassegna allo spegnimento del suono della sirena del porto. Su Facebook il neonato gruppo “Salviamo il nautofono” ha dato conto degli ultimi sviluppi della storia. “Partiamo con le cattive notizie, più di una, in effetti. Per cominciare i primi giorni del prossimo anno è in programma la rimozione del palo del nautofono, che comunque «deve» essere rimosso da lì, in quanto con la recente modifica della palata la sua posizione non è più a norma. Le apparecchiature elettroniche sono già state smontate e immagazzinate, mentre le trombe sono per ora al loro posto.

Tutto potrebbe essere in realtà «rimontato» in un’altra posizione con il placet di un misterioso Comando Zona Fari dell’Alto Adriatico che in ogni caso chiamerò lunedì 31 (sperando di trovare qualcuno visto il periodo natalizio). Questo significa ovviamente che ai costi della manutenzione ordinaria e di eventuali interventi per avarie nel corso dell’anno (per inciso la ditta autorizzata che se ne occupa è di Milano) bisognerà aggiungere quelli di trasferimento dell’intero impianto”. Del resto questa deve essere la sorte di tutti i nautofoni italiani. “La buona notizia - prosegue il post su Facebook - è che ci sono, anche poco lontano da qui, esempi di nautofoni ai quali dei privati hanno assicurato continuità di servizio, il che potrebbe significare che si tratta «solo» di soldi”.

Dalla politica il solo a muoversi è Savio Galvani: “Quando pensiamo al porto di Rimini - dice il capogruppo della Federazione della Sinistra in consiglio comunale - immaginiamo il mare, i movimenti delle barche, il faro, la «palèda», le luci di segnalazione e naturalmente il nautofono, il quale, proprio nelle giornate di nebbia, conferisce a quel luogo un suo fascino tutto speciale. Quel suono avvolgente e un poco triste, ovattato dalla nebbia, fa da sottofondo perfetto a quell’ambiente fatto di immagini, odori e suoni. Ecco, quando pensiamo ad un luogo identitario, quello li rappresenta tutti al meglio. Apprendere che il nautofono di Rimini ha smesso di funzionare perché le normative vigenti non lo rendono più indispensabile è stato come togliere un componente all’identità di quel luogo, anche dal punto di vista culturale. Ritengo che sia importante considerare la questione anche da parte delle istituzioni locali, oltre che dai volontari riminesi che vogliono «adottare» il nautofono attraverso una sottoscrizione”.