San Marino

Si vendono i residenti sol perché l’Italia chiama

La Finanza sta inviando convocazione a chiunque abbia avuto rapporti finanziari con San Marino

Si vendono i residenti sol perché l’Italia chiama
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28/marzo/2016 - h. 01.44

In questi giorni la Guardia di Finanza sta inviando comunicazioni e convocazione nelle caserme di mezza Italia a chiunque abbia avuto rapporti di natura finanziaria con San Marino. L’iniziativa prende le mosse dall’indagine Torre d’Avorio della Procura di Forlì, che aveva già mandato i propri segnali in occasione di una trasmissione televisiva Rai, in cui si vedevano financo le fiamme gialle verificare al computer dati, nominativi, posizioni. Turris Aeburnea era una delle giaculatorie della Madonna e certo qualche imprecazione l’avranno tirata i destinatari degli inviti a comparire dei finanzieri italiani, che danno 15 giorni per presentare documentazione di conti, attività, cariche sociali. Il bello è che nella lettera “si fa presente che l’inclusione di San Marino nella Black list rileva ai fini della presunzione della legge 102 del 3 Agosto 2009”. Ovvero s’inverte l’onere della prova del contribuente, che deve dimostrare di non aver violato alcuna norma, considerato che ha operato con uno stato a regime fiscale privilegiato.

Non sono tirati in ballo solo i residenti italiani, ma anche quelli sammarinesi. Non solo grandi imprenditori, i furbetti di tutte le stagioni, ma anche famiglie, che risiedono vivono e lavorano a San Marino, imprenditori residenti che hanno investito e creduto in San Marino e che solo adesso capiscono in che mani si sono messi, quando hanno scelto il Titano per fare impresa. E’ di questi giorni la notizia che è giunta una comunicazione anche ai vertici di una società quotata in Borsa che ha investito a San Marino. Tutto questo con buona pace della sovranità, che è solo uno slogan ed un paravento ipocrita di chi non ha esitato a correre alla Procura di Forlì, per fare dichiarazioni, servili quanto inutili.

Vorremmo vedere le facce di quei sostenitori della colpa implicita di Delta e della Cassa, che hanno pagato 60 milini di multe che non rivedremo mai più indietro. Vorremmo sapere cosa hanno firmato Capicchioni e Valentini nell’accordo con l’Italia. Vogliamo sapere i nomi ed i compensi dei consulenti, che li hanno assistiti e che non hanno pensato a quelle giuste tutele ed alla moratoria per chi nel passato ha creduto ed investito in Repubblica. L’enorme colpa dei vertici di Banca Centrale, adesso sotto processo, non può essere taciuta. Quest’ultimo attacco della Procura di Forlì e dell’Italia finirà per distruggere quel poco che resta del tessuto finanziario del Paese. L’effetto sarà molto più deflagrante della “disclosure” e dello scudo fiscale, perché tocca la credibilità di un paese governato da ex insegnanti, tabaccai, laureandi di lungo corso. Tutti comunque sempre presenti in giro per il mondo a farsi selfie ed a sbafare ad uffa a spese di tutti noi.

Non è bastato vendere il Paese e la sua sovranità come sciocchi eredi di Esaù, che cedette la primogenitura per un piatto di lenticchie. Adesso si vendono i residenti sammarinesi, comunicando qualsiasi dato, ottemperando a qualsiasi richiesta venga dall’Italia. Tanto zelo, forse, serve a chiedere un occhio di riguardo per mancanze, connivenze, frequentazioni personali, che si vorrebbe far cadere nel dimenticatoio, ma di cui prima o poi qualcuno chiederà conto.

R.B.