Rimini

L’ultima corsa di Titti, re delle 4 ruote

Si è spento a 86 anni Olinto Giovanni Morolli, l’unico riminese ad aver vinto la Mille Miglia

Titti Morolli
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31/ottobre/2016 - h. 01.31

Olinto Giovanni Morolli resterà per sempre, per tutti, l’unico riminese ad
aver vinto la storicabMille Miglia, quella vera. 61 anni dopo quello storico
traguardo, la sua ultima meta. Si è spento serenamente ‘Titti’ - così come lo hanno sempre chiamato in famiglia, ma anche gli amici - all’età di 86 anni. Al suo fianco, fino alla fine, i figli Pier Andrea, Maria Chiara e Matteo, insieme alla moglie Serena. Proprio per lei, la donna sposata nel 1961, promette di farla finita con le corse. Ma la sua signora gli concede un’eccezione, la Mille
Miglia, qualora fosse tornata gara competitiva, con lei nel ruolo di navigatore. 
Ma la storia della competizione su strade aperte al traffico, nata nel 1927 come simbolo della velocità fascista, si è conclusa definitivamente nel 1957. Su strada ci tornerà poi, ma in versione rievocativa. ‘Titti’ è tornato ad esserne poi protagonista nell’edizione dello scorso anno (maggio 2015),
anche se da spettatore. Quella che un altro grande appassionato di auto e moto, Giuseppe ‘Pucci’ Grossi, scomparso la scorsa estate in un tragico incidente, era riuscito a riportare a Rimini insieme all’amico Luigi Lega Baldini. Nell’occasione l’amministrazione comunale ha festeggiato e premiato
‘Titti’ come meritano i grandi campioni, quelli che fecero l’impresa.
Alla Mille Miglia Morolli sognava di partecipare fin da quando era bambino, quando i terreni delle sue corse erano quelli dell’azienda agricola diretta dal padre. Cinque in tutto le competizioni a cui partecipò il giovane ‘Titti’, classificandosi primo nel 1955 nella classe più numerosa, con ben 45 minuti
di distacco sul secondo. Ma anche tutte le altre volte era in testa quando, per un guasto o un cedimento meccanico dell’auto, l’impresa non gli riuscì.
Nel frattempo, non senza sacrifici, riesce ad accaparrarsi prima una Fiat 1100 poi un’Osca 1100. Piccole cilindrate che gli regalano altre belle soddisfazioni, come la vittoria al Giro di Calabria del ’56 o il secondo posto alla Coppa delle
Dolomiti.
La grande passione di Morolli per la guida lo portò poi, per un incredibile caso, al volante di una Ferrari alla Mille chilometri del Nürburgring nel temibile
circuito del Nordschleife (era il maggio del 1957). Fu il primo al mondo a mettersi al volante di una Testarossa in una gara ufficiale, un primato di cui però parlava con un certo pudore, proprio perché arrivato per una coincidenza. Quando l’imprenditore milanese Sergio Mantovani (con una
protesi alla gamba) scelse proprio lui per dividere una vecchia Osca 1100, proponendosi per le gare in pista e riservando a lui quelle su strada. Morolli lo seguì fino in Germania. E proprio in quei giorni in cui Mantovani era stato
ammesso ad una gara, Wolfgang Von Trips, pilota della Ferrari, esce di strada lasciando la Rossa senza un pilota.
Fu un giornalista, Gino Rancati, a suggerire il nome di Morolli ai direttori di box della Ferrari: “Qui in giro c’è un romagnolo che va forte ed è senza
macchina...”. In poche ore ‘Titti’ si ritrova alla guida, tra “paura e disgusto”, racconterà poi. Perché comunque la macchina buona era finita distrutta
nell’incidente. Fu quella la sua grande occasione, contribuì infatti a piazzare la Ferrari al decimo posto, risultato che valse una vittoria. Si scoprirà poi che quella che gli fu affidato una Ferrari 250 TR, con 12 cilindri e 3mila di cilindrata, uno dei 34 modelli che furono costruiti tra il 1957 e il 1961. E il primo a guidarla fu proprio lui, ‘Titti’. 
(vdt)
Olinto Giovanni Morolli resterà per sempre, per tutti, l’unico riminese ad aver vinto la storica Mille Miglia, quella vera. 61 anni dopo quello storico traguardo, la sua ultima meta. Si è spento serenamente ‘Titti’ - così come lo hanno sempre chiamato in famiglia, ma anche gli amici - all’età di 86 anni. Al suo fianco, fino alla fine, i figli Pier Andrea, Maria Chiara e Matteo, insieme alla moglie Serena. Proprio per lei, la donna sposata nel 1961, promette di farla finita con le corse. Ma la sua signora gli concede un’eccezione, la Mille Miglia, qualora fosse tornata gara competitiva, con lei nel ruolo di navigatore. 

Ma la storia della competizione su strade aperte al traffico, nata nel 1927 come simbolo della velocità fascista, si è conclusa definitivamente nel 1957. Su strada ci tornerà poi, ma in versione rievocativa. ‘Titti’ è tornato ad esserne poi protagonista nell’edizione dello scorso anno (maggio 2015),anche se da spettatore. Quella che un altro grande appassionato di auto e moto, Giuseppe ‘Pucci’ Grossi, scomparso la scorsa estate in un tragico incidente, era riuscito a riportare a Rimini insieme all’amico Luigi Lega Baldini. Nell’occasione l’amministrazione comunale ha festeggiato e premiato‘Titti’ come meritano i grandi campioni, quelli che fecero l’impresa.

Alla Mille Miglia Morolli sognava di partecipare fin da quando era bambino, quando i terreni delle sue corse erano quelli dell’azienda agricola diretta dal padre. Cinque in tutto le competizioni a cui partecipò il giovane ‘Titti’, classificandosi primo nel 1955 nella classe più numerosa, con ben 45 minutidi distacco sul secondo. Ma anche tutte le altre volte era in testa quando, per un guasto o un cedimento meccanico dell’auto, l’impresa non gli riuscì.Nel frattempo, non senza sacrifici, riesce ad accaparrarsi prima una Fiat 1100 poi un’Osca 1100. Piccole cilindrate che gli regalano altre belle soddisfazioni, come la vittoria al Giro di Calabria del ’56 o il secondo posto alla Coppa delleDolomiti.

La grande passione di Morolli per la guida lo portò poi, per un incredibile caso, al volante di una Ferrari alla Mille chilometri del Nürburgring nel temibile circuito del Nordschleife (era il maggio del 1957). Fu il primo al mondo a mettersi al volante di una Testarossa in una gara ufficiale, un primato di cui però parlava con un certo pudore, proprio perché arrivato per una coincidenza. Quando l’imprenditore milanese Sergio Mantovani (con unaprotesi alla gamba) scelse proprio lui per dividere una vecchia Osca 1100, proponendosi per le gare in pista e riservando a lui quelle su strada. Morolli lo seguì fino in Germania. E proprio in quei giorni in cui Mantovani era stato ammesso ad una gara, Wolfgang Von Trips, pilota della Ferrari, esce di strada lasciando la Rossa senza un pilota.

Fu un giornalista, Gino Rancati, a suggerire il nome di Morolli ai direttori di box della Ferrari: “Qui in giro c’è un romagnolo che va forte ed è senzamacchina...”. In poche ore ‘Titti’ si ritrova alla guida, tra “paura e disgusto”, racconterà poi. Perché comunque la macchina buona era finita distruttanell’incidente. Fu quella la sua grande occasione, contribuì infatti a piazzare la Ferrari al decimo posto, risultato che valse una vittoria. Si scoprirà poi che quella che gli fu affidato una Ferrari 250 TR, con 12 cilindri e 3mila di cilindrata, uno dei 34 modelli che furono costruiti tra il 1957 e il 1961. E il primo a guidarla fu proprio lui, ‘Titti’. 

(vdt)