Spada: il Buffon della sabbia

Il portiere ravennate racconta la sua esperienza al mondiale di Beach Soccer svoltosi a Marina di Ravenna

Stefano Spada (fifa.com)
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13/settembre/2011 - h. 09.33

AVENNA – Dai campi dell’Eccellenza al palcoscenico mondiale del beach soccer. Il ravennate Stefano Spada è stato tra i protagonisti della spedizione azzurra al campionato del mondo di Marina di Ravenna, dimostrando di sentirsi a proprio agio nel difendere i pali della porta italiana. Per qualche giorno il numero uno della Ribelle (club di Castiglione di Ravenna) ha vestito la casacca dell’Italia cercando di portare la nazionale sul tetto mondiale, non riuscendo purtroppo nell’impresa, con l’avventura iridata terminata ai quarti di finale. Inutile dire che Spada è stato tra i giocatori più acclamati durante tutta la manifestazione, avendo un gruppo personale di tifosi che lo hanno incitato a gran voce in tutte le partite, facendolo sentire ancora di più a proprio agio e a casa sua.

“Per come sono io di carattere, credo che avrei potuto giocare a Ravenna come in Senegal che non sarebbe cambiato nulla – spiega Spada -, perché quando scendo in campo mi estraneo dal mondo e penso soltanto alla partita. Ovviamente sentire amici e parenti che mi hanno incitato per tutta la manifestazione mi ha fatto piacere, e soprattutto sono molto contento di come Marina di Ravenna abbia risposto a questo mondiale”.

In effetti l’affluenza del pubblico sulle tribune è stata massiccia in ogni giornata di gara.
“Credo che dal punto di vista organizzativo l’Italia abbia vinto il Mondiale, perché nessuno si sarebbe mai aspettato così tanta gente accorrere all’evento. Per uno sport che ancora deve essere conosciuto nel nostro paese, è stato un grande successo e sono convinto che dopo questo evento ci saranno sempre più appassionati”.

Purtroppo però sul campo il vostro cammino si è fermato ai quarti di finale contro il modesto El Salvador.
“Il rammarico resta per come è andata quella partita, anche se non bisogna dimenticare che i nostri avversari erano ben organizzati e tutt’altro che sprovveduti. Anche nella finale per il terzo posto hanno fatto sudare fino all'ultimo il Portogallo. In ogni caso dovevamo fare di più, anche se abbiamo pagato a caro prezzo la stanchezza per le tre partite giocate in pochi giorni nella fase a gironi, e le assenze pesanti che ci hanno senza dubbio penalizzati. Peccato, perché bastava davvero poco per entrare nelle prime quattro”.

Come giudica il Mondiale dell’Italia?
“Senza dubbio positivo per quanto riguarda la prima fase, perché contro la Svizzera abbiamo giocato un’ottima partita e anche con il Senegal ci siamo comportati molto bene. L’unica eccezione è stata contro l’Iran, dove pur non giocando al meglio abbiamo vinto. Contro El Salvador, invece, non siamo riusciti ad esprimerci al meglio, ma una cosa è certa: nessuno di noi ha sottovalutato l’avversario, perché in un quarto di finale di un Mondiale nessuno si sognerebbe di farlo”.

Forse vi è mancata anche un po’ di esperienza in certe fase clou della gara.
“La nazionale di beach soccer è in una fase di rinnovamento, con tanti nuovi giocatori che si stanno affacciando ed entrando in pianta stabile, e dunque queste pecche inevitabilmente si pagano. Io ad esempio pur avendo 28 anni ed essendo al mio terzo mondiale sono tra i più anziani. Credo che si sia intrapreso un lavoro importante per crescere nei prossimi anni e sono convinto che i risultati arriveranno”.

Si aspettava una sconfitta in finale del Brasile?
“La Russia è una squadra davvero molto forte e competitiva che per una trentina di minuti è stata perfetta mettendo sotto i quattro volte campioni del mondo del Brasile. Penso che la vittoria sia assolutamente meritata e abbia dimostrato di essere una delle maggiori potenze mondiali. Al momento Russia e Brasile sono al top, e dietro ci sono altre nazionali tra cui l’Italia. Per arrivare a certi livelli dovremo ancora lavorare, ma sono convinto che il gap potrà essere ridotto continuando su questa strada”.

Luca Del Favero