Musica

Daniela Savoldi, un talento del violoncello (video)

Ha registrato per i Muse di Matthew Bellamy. Ora è al suo primo album che uscirà il 3 giugno, autoprodotto

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27/aprile/2016 - h. 02.45

Daniela Savoldi alla destra del palco, il violoncello in equilibrio tra le sue mani. Ogni tanto lancia qualche sguardo sfuggente, probabilmente per quanto stava succedendo su Rai Due in quel momento: «...andiamo a vedere i colori delle ciminiere dall’alto dei nostri elicotteri immaginari, andiamo a dare fuoco ai tramonti e alle macchine parcheggiate male, ad assaltare ancora i cieli a farci sconfiggere». Premio Tenco 2008. Guardando il video della performance su YouTube mi sono domandato per la prima volta chi fosse questa violoncellista.

Daniela ha registrato per i Muse di Matthew Bellamy. Ora è il momento di Trasformazioni: il suo primo album, formato da sei tracce (di cui una scaricabile gratuitamente online), che uscirà il 3 giugno, e di cui Daniela sta pianificando le esibizioni live. Sarà disponibile sia in formato digitale che in vinile, ed autoprodotto per rimanere in totale coerenza con la propria volontà artistica. Del resto, chi sceglie di fare «le cose belle» sceglie implicitamente di farsi gli affari suoi, e questo forse è uno di quei barlumi del punk sopravvissuto fino al 2016.

Quali sono le intenzioni di fondo del tuo primo album, “Trasformazioni”? «La mia intenzione è quella di iniziare a suonare la mia musica. In questi anni, ho costruito ed appreso molto sia dalle tante esperienze, che da alcuni fortunati incontri musicali. E’ divertente: si passa dal mondo esterno al tuo microcosmo, mischiato da tutte le sue contaminazioni. In questo disco ci sono solamente il mio violoncello e una loop station, per raccontare me stessa, creare le mie sensazioni ed emozioni, sperando di riuscire. La bellezza della musica strumentale è la libertà di interpretazione: ascoltando la stessa musica uno può gioire, arrabbiarsi, calmarsi esaltarsi, annoiarsi… Senza essere condizionato dal testo, esattamente come accade in un quadro: infatti accompagnerò il live con delle immagini, per poter portare la gente nel mio mondo».

C’è stato un motivo particolare che ti ha spinta a scegliere questo strumento, all’età di dieci anni? «A dieci anni eseguivo gli ordini. Ero proprio una brava bambina, come si dice, e la mia insegnante di solfeggio ha deciso per me. Non ho amato da subito il violoncello, soprattutto perché necessitava di molta pratica. Poi dopo anni me ne sono fatta una ragione e ho recuperato le ore di studio perse, finché non me ne sono innamorata perdutamente: è stata una storia a lieto fine. Il disco non è per niente sudamericano, ma il mio guru è un violoncellista brasiliano, Morelenbaum, un musicista estremamente poetico che ha arrangiato e suonato con i più grandi artisti della musica brasiliana. Ho sempre amato la musica popolare di ogni nazione: credo sia davvero ricca, fresca, non invecchia mai. In essa ci trovo semplicità, chiarezza, coinvolgimento».

Dopo molti anni al fianco di quelli che sono i più affermati cantautori della scena indipendente italiana (Le Luci della Centrale Elettrica, Mannarino ecc.), cosa ne pensi di questa nuova ondata di musicisti mainstream-nonmainstream? «Sono finita a suonare con diversi cantautori italiani, perché è una dimensione che apprezzo tantissimo: il mio suono in questo caso, ha una funzione di sostegno, di colore e di dialogo. Inoltre stimo tantissimo chi sa scrivere canzoni con le parole giuste. Ogni epoca ha la sua storia ed oggi la musica è uno specchio della società: secondo me, da fatalista, va bene così, è sempre tutto in trasformazione, non si può fermare nulla, e se le cose vanno in questo modo significa che così deve essere. Al giorno d’oggi è sicuramente è difficile rimanere ed essere ricordati: tutto cambia velocemente, probabilmente ci ritroveremo con dei cervelli super sviluppati, pieni di informazioni. Al giorno d’oggi vale quindi fare qualsiasi cosa: tutti possono fare tutto, e credo si tratti già di una selezione naturale».

Personalmente di te custodisco una fotografia mentale a fianco a Vasco Brondi e Giorgio Canali, al Premio Tenco 2008, di cui tra l’altro siete stati proclamati vincitori: che cosa provi ora ripensando a quel momento? «Non ho la televisione dal 2002, perché non credo sia un buon mezzo di comunicazione. Per questo motivo spero che la musica esca del tutto da quel circuito: mi piace poter scegliere cosa guardare e in questo il web gioca un ruolo importantissimo!».

Nicolò Locatelli