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I comunisti sulla luna, l’ultimo mito della rivoluzione russa (video)

“Questi vanno sulla luna e non sanno fare le macchine”. Una ricerca storiografica e scientifica

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21/ottobre/2017 - h. 15.44

Anche a Rimini non furono pochi quei militanti che con l’acquisto di auto prodotte dal socialismo reale, le mitiche Zaz o Moscvich, coltivarono l’illusione di possedere un pezzo di tecnologia comunista con un entusiasmo che ben presto l’utilizzo reale contribuì a spegnere.
E’ quanto emerge dal lavoro di Stefano e Marco Pivato che, domenica 22 ottobre alle ore 17 nella Sala del Giudizio del Museo della Città, presenteranno il loro ultimo libro I comunisti sulla luna. L’ultimo mito della rivoluzione russa. Un lavoro di ricerca storiografica e scientifica dedicato all’odissea russa nello spazio, che si inaugura con il lancio dello Sputnik a quarant’anni esatti dalla mitica rivoluzione, che con sé trasporta anche vicende umane che, viste con gli occhi di oggi, riescono a diventare oltre che anacronistiche esilaranti.
E’ a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, infatti, che l’Unione Sovietica detiene l’indiscutibile primato nella corsa allo spazio. Laika, Yuri Gagarin e la Thereskova diventano eroi eponimi del Novecento e trascinano nell’immaginario il mito della scienza e della tecnologia del comunismo.
Affascinati da quel mito sono anche non pochi dirigenti e militanti del Partito comunista che, con l’illusione di possedere un pezzo di socialismo, acquistano in quegli anni vetture prodotte nei paesi del comunismo. Skoda, Zaz, Moskvic e perfino l’eccentrica Wartburg prodotta nella Germania orientale, portano i compagni italiani sulle strade e verso le speranze del socialismo.
“Design? Zero! Rifiniture? Anche meno! Nessunissima concessione a lussi o comodità. Nessun accessorio superfluo. Un’auto davvero spartana nella sua ssoluta essenzialità, ma robustissima. Ma non era così. Per alcuni – narrano gli autori - all’origine di quelle frizioni farlocche c’era l’indiscutibile dogma del Piano Quinquennale”.
Ma personaggi del PCI di allora, come Nando Piccari, Ennio Balsamini, Lanfranco De Camillis, Walter Moretti, non ci misero molto a realizzare che guidare quelle vetture non era come stare ai comando della Vostock di Gagarin.
“Avendo fino ad allora conosciuto il disagio di un’unica macchina, la sua 500 portata in dote – racconta Nando Piccari, nella sua lunga carriera politica Segretario della Federazione riminese del Pci ma anche Vice Sindaco di Rimini, a proposito della prima volta con cui si andò a prendere sua moglie con la nuova e fiammante Zaz – mi aspettavo un plauso per averne finalmente procurata un’altra a prezzo abbordabile. Invece quando la vide cominciò a chiedermi divertita: “Ma cos’è quel coso lì? A quale circo l’hai rubata? O ti pagano per andarci in giro?” Per cambiare decisamente tono, incamminandosi a piedi una volta saputo che l’avevo comprata e che lei avrebbe dovuto concorrere al pagamento delle rate.”
Spesso funzionanti a miscela con freni e frizioni inappropriate, sterzi inaffidabili e rumorosità fuori dall’ordinario quelle vetture finirono ben presto rottamate o furtivamente abbandonate in campagna. Con quelle vetture il comunismo finì in definitiva  «fuori strada».
Di questo e di altro parleranno gli autori Stefano Pivato e Marco Pivato sollecitati da Roberto Balzani e Piero Meldini nella conversazione che si terrà domenica 22 ottobre, alle ore 17 nella Sala del Giudizio del Museo della città
Presentando il loro ultimo libro I comunisti sulla luna, l’ultimo mito della rivoluzione russa (Il Mulino, 2017).
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Anche a Rimini non furono pochi quei militanti che con l’acquisto di auto prodotte dal socialismo reale, le mitiche Zaz o Moscvich, coltivarono l’illusione di possedere un pezzo di tecnologia comunista con un entusiasmo che ben presto l’utilizzo reale contribuì a spegnere.

E’ quanto emerge dal lavoro di Stefano e Marco Pivato che, domenica 22 ottobre alle ore 17 nella Sala del Giudizio del Museo della Città, presenteranno il loro ultimo libro I comunisti sulla luna. L’ultimo mito della rivoluzione russa. Un lavoro di ricerca storiografica e scientifica dedicato all’odissea russa nello spazio, che si inaugura con il lancio dello Sputnik a quarant’anni esatti dalla mitica rivoluzione, che con sé trasporta anche vicende umane che, viste con gli occhi di oggi, riescono a diventare oltre che anacronistiche esilaranti.

E’ a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, infatti, che l’Unione Sovietica detiene l’indiscutibile primato nella corsa allo spazio. Laika, Yuri Gagarin e la Thereskova diventano eroi eponimi del Novecento e trascinano nell’immaginario il mito della scienza e della tecnologia del comunismo.

Affascinati da quel mito sono anche non pochi dirigenti e militanti del Partito comunista che, con l’illusione di possedere un pezzo di socialismo, acquistano in quegli anni vetture prodotte nei paesi del comunismo. Skoda, Zaz, Moskvic e perfino l’eccentrica Wartburg prodotta nella Germania orientale, portano i compagni italiani sulle strade e verso le speranze del socialismo.

“Design? Zero! Rifiniture? Anche meno! Nessunissima concessione a lussi o comodità. Nessun accessorio superfluo. Un’auto davvero spartana nella sua assoluta essenzialità, ma robustissima. Ma non era così. Per alcuni – narrano gli autori - all’origine di quelle frizioni farlocche c’era l’indiscutibile dogma del Piano Quinquennale”.

Ma personaggi del PCI di allora, come Nando Piccari, Ennio Balsamini, Lanfranco De Camillis, Walter Moretti, non ci misero molto a realizzare che guidare quelle vetture non era come stare ai comando della Vostock di Gagarin. “Avendo fino ad allora conosciuto il disagio di un’unica macchina, la sua 500 portata in dote – racconta Nando Piccari, nella sua lunga carriera politica Segretario della Federazione riminese del Pci ma anche Vice Sindaco di Rimini, a proposito della prima volta con cui si andò a prendere sua moglie con la nuova e fiammante Zaz – mi aspettavo un plauso per averne finalmente procurata un’altra a prezzo abbordabile. Invece quando la vide cominciò a chiedermi divertita: “Ma cos’è quel coso lì? A quale circo l’hai rubata? O ti pagano per andarci in giro?” Per cambiare decisamente tono, incamminandosi a piedi una volta saputo che l’avevo comprata e che lei avrebbe dovuto concorrere al pagamento delle rate. 

”Spesso funzionanti a miscela con freni e frizioni inappropriate, sterzi inaffidabili e rumorosità fuori dall’ordinario quelle vetture finirono ben presto rottamate o furtivamente abbandonate in campagna. Con quelle vetture il comunismo finì in definitiva  «fuori strada». 

Di questo e di altro parleranno gli autori Stefano Pivato e Marco Pivato sollecitati da Roberto Balzani e Piero Meldini nella conversazione che si terrà domenica 22 ottobre, alle ore 17 nella Sala del Giudizio del Museo della città, presentando il loro ultimo libro I comunisti sulla luna, l’ultimo mito della rivoluzione russa (Il Mulino, 2017).

Emilio Salvatori